Roberto Mazzotta e Marco Onado hanno discusso del futuro che si delinea per gli istituti creditizi nel secondo appuntamento dell’edizione 2009 di Economia e società aperta
Banche che con la tempesta scatenata dalla crisi finanziaria globale si trovano a galleggiare in acque nuove, che devono scegliere nuove rotte di navigazione e che devono anche stare attente a chi comanda.
Ne hanno discusso ieri sera Roberto Mazzotta, membro del comitato esecutivo dell'Abi e già presidente Bpm, e Marco Onado, docente di Diritto ed economia dei mercati finanziari all’Università Bocconi, rispondendo alle domande dell’editorialista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, nel corso dell’incontro Comprereste un mutuo usato da questo banchiere?, secondo appuntamento 2009 del forum internazionale Economia e società aperta organizzato da Bocconi e Corriere della Sera.
“Le banche e la finanza sono sicuramente responsabili di alcune determinanti di questa crisi ma ora hanno altresì un ruolo importante nell’agevolare le vie di uscita,” ha sottolineato Severino Salvemini, docente di Organizzazione aziendale alla Bocconi, introducendo il dibattito.
“Negli anni precedenti alla crisi sono stati commessi tutti gli errori possibili di tecnica bancaria,” ha esordito Onado. “Negli ultimi 20 anni la finanza è stata un crocevia di opportunità di crescita che sono state sfruttate eccessivamente. Si è gonfiato un sistema promovendo prodotti finanziari generati da altri prodotti finanziari, arrivando, per esempio, a fine 2007 con un sistema di derivati che aveva un valore 12 volte il Pil mondiale.”
E così, ha detto Onado, sono esplose tutte le contraddizioni della finanza dopo che per anni l’innovazione finanziaria era avvenuta su terreni non regolamentati. “Il problema non è che le regole non sono state osservate, ma che le regole non c’erano. E ancora, nonostante la crisi, non si riesce a fare un salto di qualità in termini di supervisione sovranazionale.”
“A livello globale si è tentata una strada importante di apertura di scambi e mercati che ha però visto anche commettere dei gravi errori, grazie anche a una grande carenza istituzionale,” ha detto Mazzotta. “Ora però è fondamentale non cadere nell'errore dei rimedi eccessivi, sovraregolamentando il settore finanziario e creditizio.”
Secondo Mazzotta, i salvataggi statali delle banche sono stati di buonsenso ma le incursioni degli stati nella governance delle banche devono essere ridotte al minimo. “Con la tempesta della crisi le banche si trovano a navigare in acque nuove ma c’è una disattenzione totale a gestire i nuovi equilibri e scenari. Gli stati non devono mettere le mani ovunque nelle banche e non bisogna assolutamente tornare al capitalismo collusivo e alla confusione tra potere politico e potere economico. Le attività delle banche non vanno usate come strumento di formazione di consenso.”
“Bisogna vivere la crisi anche come una grande opportunità culturale e comportamentale,” ha sostenuto Mazzota. “È stata infatti decretata la fine della finanza dei sogni e della frenesia della moltiplicazione del denaro.”
E ora per le banche si prospettano nuove rotte con il ritorno a modelli di business incentrati maggiormente sulle attività tradizionali.
“Fortunatamente, per la maggior parte, le banche italiane si sono sempre concentrate sul fare attività commerciale e hanno patito meno la crisi globale,” ha spiegato Mazzotta. “Ma nei prossimi due anni si gioca il futuro del sistema produttivo italiano e le banche dovranno osare di più, essere più coraggiose nel sostenere le imprese.”
“In alcuni paesi le banche si sono tenute al loro mestiere tradizionale, lontani dalle magie finanziarie, e si è visto con dei risultati d’esercizio che nel 2008 hanno tenuto,” ha detto Onado. “Ora il sistema produttivo va alimentato continuamente però e le banche non devono eccedere nelle restrizioni di erogazione di credito.”